Il treno prima di mezzanotte (racconto giallo)

Questo è il racconto giallo che ho scritto qualche tempo fa ma che non ho mai pubblicato. Il titolo del mio blog prende proprio spunto dal titolo di questo breve racconto.
Buona lettura.

Geremia Soldano continuava a guardare freneticamente l’orologio al quarzo; uno di quegli orologi vintage anni ottanta che sono tornati ancora di moda. La stazione centrale di Milano alle undici della sera e soprattutto alla vigilia del grande esodo per le vacanze estive, si poteva considerare come un enorme pallone in procinto di scoppiare da un momento all’altro. Geremia Soldano aveva ricevuto l’ordine di recarsi a Roma con l’ultimo treno della giornata. L’indomani mattina presto si sarebbe recato all’appuntamento in Vaticano con il cardinale Monticelli, responsabile delle segrete papali. Il treno non era ancora arrivato al binario diciotto, probabilmente a causa del nuovo orario estivo e per mancanza di personale la preparazione del materiale rotabile subiva forti ritardi. 
<<Eccolo!>> Esclamò a voce alta Geremia intravedendo da lontano il convoglio in arrivo. La carrozza dieci si fermò proprio davanti a Geremia. Alle sue spalle, sul binario diciassette nel frattempo faceva tappa intermedia il treno della notte Parigi-Milano-Vienna. Le luci erano spente perché molti passeggeri riposavano. Improvvisamente si accesero le luci nell’ultima carrozza. Geremia rimase senza parole quando scorse attraverso il finestrino, un uomo in piedi con un un coltello in mano mentre minacciava una donna che cercava di liberarsi ma lui con l’altra mano l’aveva bloccata sul sedile. Dopo qualche secondo la donna smise di dimenarsi rimanendo senza vita in quello scompartimento.  
Geremia Soldano era un uomo semplice, impiegato presso una casa editrice di Milano. Viaggiatore per professione e quello sarebbe stato il suo ultimo viaggio prima di concedersi un periodo di vacanza al mare con la famiglia. Il suo treno, quello per Roma aveva quasi caricato tutti i passeggeri, mancava soltanto Geremia che scioccato dalla scena a cui assistette, attirò l’attenzione di due agenti della Polfer che subito si avvicinarono.  
<<Favorisca i documenti>> L’agente più anziano aveva il viso stanco ed emaciato. 
Geremia indicando il binario diciassette non poteva far altro che informare gli agenti della Polfer sulla vicenda di cui è stato testimone.  
<<Agente, ho assistito ad una scena raccapricciante. Dovete salire sul quel treno, quello li, al binario diciassette. L’ultima carrozza… Un uomo con un coltello… Una donna…>> 
<<Si calmi, signore e mi racconti bene cosa ha visto.>>  
Mentre l’agente più giovane era già salito a bordo per controllare, il collega segnava freneticamente alcuni appunti sul taccuino. 
<<Mi descriva l uomo.>> 
<<Descriverlo? Descriverlo? L’ho visto solo di tre quarti, non saprei descrivere il suo volto ricordo però che indossava una camicia scura con grandi fiori, piuttosto ampia e svolazzante, come si vedono nei film americani, e capelli castani lisci, pettinati aderenti, quasi incollati.>> 
<<E la donna? Com’era?>>  
<<Sui trent’anni, truccata esageratamente. Labbra rosso ciliegia, rifatte. Indossava un vestito leggero senza maniche a fiori.>> 
<<Mi descriva per favore gli occhi, com’erano?>> 
<<Come si fa a notare certi particolari in una scena drammatica e vista per pochi secondi? Però, sì, questo l’avevo notato agente. La donna aveva le palpebre molto scure, gli occhi chiusi, strizzati, come per rifiutare una visione paurosa.>> 
<<Domani mattina dovrà venire in centrale per firmare il verbale e per questa notte lei dormirà in hotel.>> 
<<E per quale motivo?>> Il sudore oramai aveva preso possesso della camicia azzurra indossata da Geremia.  
<<Perché lei è un testimone oculare di un omicidio e l’assassino potrebbe aver visto che lei assisteva alla scena e quindi potrebbe essere sulla lista delle sue prossime vittime.>>  
<<Agente! Io devo essere a Roma per domani mattina mi aspettano in Vaticano non posso andare a dormire in hotel. Il mio treno sta per partire.>> 
L’orologio sul marciapiede segnava le 23.45. Il poliziotto fissava Geremia con aria ironica, forse si divertiva a prenderlo in giro. 
Dopo una notte passata quasi insonne e con incubi ricorrenti, la mattina dopo, Geremia si svegliò con un fortissimo mal di testa. Si calò giù un paio di pastiglie che, su consiglio del  medico, teneva di riserva per questi disturbi e poi uscì incamminandosi verso la questura svogliatamente e con il presentimento di guai. Giunto in Questura, Geremia venne a sapere che il treno Parigi-Milano-Vienna era stato bloccato in stazione centrale per ordine del magistrato in modo da poter indagare sull’omicidio. Il commissario assicurò a Geremia che tutti i vagoni di quel treno erano stato ispezionati accuratamente durante il fermo ma dai rilievi della scientifica non è stato commesso nessun omicidio. I pochi viaggiatori che stavano in quei due vagoni erano stati interrogati, ma tutti avevano detto di non aver sentito né osservato nulla di anormale, e nessuno ricordava di aver visto quell’uomo e quella donna. 
A Geremia sembrava impossibile che nessuno li avesse incrociati nel corridoio e notati per gli abiti vistosi che indossavano. Probabilmente l’omertà aveva giocato la sua carta vincente su passeggeri: non vedo, non sento e non parlo. Nessuno di loro si sarebbe mai fatto avanti per timore di essere presi di mira dal killer e poi chi può aver fatto caso con tutto con quell’andirivieni che c’era in stazione la sera prima. Le indagini finirono cosi. Geremia Soldano riprese la strada per la stazione centrale, era quasi mezzogiorno del giorno dopo l’accaduto. Salì sul primo treno per Roma, consapevole del ritardo e delle difficoltà alle quali sarebbe andato incontro una volta arrivato.  
La casa editrice per la quale lavorava Geremia, perse un grosso affare con il Vaticano. Oltretutto il povero Geremia rischiava una denuncia per turbativa di servizio pubblico, reo di aver fatto fermare un treno inutilmente. La paura di essere catturato dal killer svanì quando ricevette una lettera circa un due mesi dopo il fatto. Geremia aprì la busta e dentro trovò un cartoncino con un disegno raffigurante un uomo e una donna mentre danzavano. Lei vi appariva con un vestito a fiori e lui con una camicia scura pure a fiori. Sul retro del cartoncino un messaggio scritto a mano diceva: “Signor Geremia, mi chiamo Elisa Bosselli. Ho letto sui giornali la sua disavventura alla stazione di Milano. Non deve avere paura perché non c’è stato alcun omicidio sul treno Parigi-Milano-Vienna. Quelle persone che lei ha visto sono due attori della compagnia teatrale di cui faccio parte. Avevamo perso il treno del pomeriggio e ne avevamo preso uno serale, ma eravamo in ritardo e per potersi presentare in tempo allo spettacolo i due attori si stavano già vestendo con i costumi di scena, mentre erano in viaggio. Quando il treno rallentò per fermarsi alla stazione di Milano l attore spense la luce per non dare spettacolo fuori luogo e fuori tempo. La collega, aveva quasi finito di mettersi il vestito quando un bruscolo, un qualche cosa di piccolo, le entrò in un occhio. Sentì un insopportabile fastidio e chiese al compagno di aiutarla. L uomo riaccese la luce per vedere meglio e, mentre lei si divincolava per il dolore, lui le immobilizzò la testa con una mano e con l’altra le tolse il bruscolo dall’occhio. Questo accadde quella sera. Quella lettera Geremia la consegnò al magistrato che aveva condotto le indagini spiegando come erano andate davvero le cose. 
Geremia Soldano aveva perduto lavoro, licenziato dalla casa editrice ma trovò ugualmente un impiego come organizzatore di eventi teatrali dove ebbe modo di conoscere i due attori protagonisti di quella “scena” sul treno e rifarsi così una nuova vita.