Arma non convenzionale (racconto giallo)

GIORNO 1 

A Milano l’estate aveva già lasciato spazio all’autunno. Lungo i viali della circonvallazione esterna iniziano a cadere le prime foglie. Il traffico notturno, dopo le vacanze estive, ha ripreso a girare come una macchina indemoniata e tra le ombre delle case leggermente illuminate dai lampioni avvengono strane cose, movimenti sospetti. Tra gli alberi del parco, seduta sulla panchina impegnata a scrivere messaggi dal suo smartphone, Miriana Palmieri aspetta Marco, il fidanzato che ha fatto tardi dall’ufficio ed è imbottigliato nel traffico. Hanno un appuntamento importante a casa dell’amica Eleonora dove li attendono anche altri amici. Una serata all’insegna del divertimento e della spensieratezza.  Miriana si guarda attorno ma di Marco nemmeno l’ombra. Decisa a richiamarlo Miriana si alza dalla panchina e si avvia verso l’uscita del parco ma rimane impietrita come se di colpo il tempo si fosse fermato. Un istante dopo una lama brilla nella notte e la testa di Miriana rotola via finendo accanto ad un cassonetto per i rifiuti.  

GIORNO 2 

Il maresciallo dei Carabinieri Augusto Daddio arriva al parco per unirsi al reparto investigativo che fin dall’alba è sul luogo del delitto. 
<<Uno spazzino l’ha trovata poco prima dell’alba. L’ho lasciato andare perché sconvolto.>> Riferisce il brigadiere Gaetano Spazzio.  
<<Ha fatto benissimo brigadiere.>> Risponde il maresciallo mentre il suo sguardo si posa sulla testa della povera ragazza.  Il capo della sezione investigativa dei Carabinieri, il capitano Luciano Parenti: <<E’ stata decapitata nella notte, forse tre ore fa. Devo comunque prima portare il corpo in laboratorio e poi redigerò il verbale.>> 
<<Ci sono segni di violenza, capitano?>>  
<<Nessun segno di violenza carnale. La vittima è stata decapitata con una spada dalla lunga lama e molto tagliente. Lo si può notare dal taglio che separa il corpo dalla testa. Un colpo soltanto, netto e preciso che spezza in due la carotide. L’assassino molto probabilmente ha usato una spada con la lama a diamante… Una katana giapponese.>> 
I Carabinieri del Ris con le loro tute bianche si aggirano attorno al perimetro circoscritto dal solito nastro bianco e rosso scattando foto e procedendo al rilevamento delle impronte digitali. Un gruppo di colleghi del reparto radiomobile cercano di tenere lontano una piccola folla di curiosi che oramai da ore affollava il parco. 
<<La vittima non aveva documenti con sè.>> Afferma il maresciallo Daddio dopo aver controllato nelle tasche della giacca indossata da Miriana.  
<<L’assassino potrebbe essere un conoscitore di arti marziali.>> Commenta il capitano,  
<<Oppure un esaltato di film con storie narrate di Samurai e cose simili.>> il maresciallo Daddio osservando da molto vicino il taglio inferto dalla lama di diamante e, aggiunge: <<Una sola spada è in grado di fare questo.>>  
Nel frattempo giungono sul luogo del delitto anche il magistrato a cui sarà affidato il compito di condurre le indagini e il colonnello Antonio Desiderio del comando provinciale di Milano. 
<<Credo che la spada del nostro assassino sia una katana Black Sword, la stessa usata dal protagonista del film “L’ultimo vampiro”, dove l’attore protagonista è incaricato da uno strano ordine religioso ad annientare i vampiri che hanno preso possesso della città, usando quel tipo di spada.>> Il brigadiere Spazzio era appassionato di cinematografia.  
Al capitano Parenti scappa una risata sotto i baffi. <<Non sta scherzando, vero brigadiere?>> 
<<Assolutamente no, signor capitano. Sono un appassionato di cinema horror.>> 
Intanto il medico legale, il dottor Samueli si avvicina al gruppetto formato dal capitano Parenti, dal brigadiere Spazzio e dal maresciallo Daddio.  
<<L’ipotesi non è azzardata capitano?>> Domanda il medico legale.  
<<Lo escludo nel modo più assoluto.>> Interviene il brigadiere. <<Non esiste altra lama in grado di tagliare la carotide in questo modo e, direi, senza apparente fatica. L’unico punto da chiarire è: esiste davvero la Black Sword o è solo leggenda?>> 
Il maresciallo è d’accordo con il brigadiere mentre il capitano non ci si raccapezza. Nozioni, quelle, di un mondo a lui sconosciuto.
<<Non sopporto la playstation ed odio Il Signore degli anelli! La gente farebbe bene a vivere con i piedi per terra!>> sbotta il capitano Parenti.  
 
GIORNO 3 

Il mattino seguente il capitano Parenti sorprende il brigadiere Spazzio addormentato con la testa appoggiata al tavolo della scrivania.  
<<Spazzio, ha passato qui tutta la notte?>> 
<<Sissignore.>> 
Il televisore nella stanza è ancora acceso, stoppato su un’immagine del film Black Sword. 
<<Ha trovato qualcosa?>> Domanda il capitano. 
<<Soltanto che il nostro assassino è un mitomane, un fan sfegatato di questa serie ed ha ucciso una donna allo stesso modo in cui il protagonista del film fa fuori la sua bella, naturalmente dopo avere scoperto che si tratti di un vampiro sotto false spoglie.>>  
<<Brigadiere prenda un caffè e poi relazioni subito lo psicologo forense, il dottor Scannagatta io devo andare dal colonnello per informarlo sui fatti.>> 
<<Capitano. Crede che possa tornare utile per le indagini?>> Il brigadiere si stiracchia e versa una tazza di caffè nero bollente. 
<<No! Ma ogni tanto Scannagatta ha qualche illuminazione. Chissà. Forse.>> 
Il brigadiere Spazzio corre fuori dall’ufficio e sul corridoio incontra proprio il dottor Scannagatta che aveva avuto la stessa idea di andare dai Carabinieri per ascoltare cosa avevano da dire. 
<<Dottor Scannagatta. Stavo per venire da lei.>> 
<<Buongiorno brigadiere. Accomodiamoci nel suo ufficio.>> 
Nel frattempo nell’ufficio del maresciallo Daddio, si presenta Marco D’Abbondio, il fidanzato di Miriana. D’Abbondio è venuto in caserma per denunciare la scomparsa della sua ragazza. 
<<Ieri sera ho fatto tardi perché sono stato trattenuto in ufficio dal mio capo. Avevo appuntamento con Miriana al parco e poi da lì saremmo dovuti andare da Eleonora, una nostra amica.>> Il ragazzo scoppia in lacrime. 
<<Signor D’Abbondio, faremo tutto il possibile per assicurare l’assassino alla giustizia. Abbiamo tutte le forze disponibili impegnate nel caso.>> 
<<Grazie maresciallo ma nessuno mi restituirà più Miriana.>> 
Il brigadiere Spazzio sulla porta dell’ufficio fa cenno al maresciallo che aveva bisogno di parlare. 
<<Che c’è Spazzio?>> 
<<Maresciallo, i colleghi hanno interrogato i genitori di Miriana e i vicini di casa ed è saltato fuori un nome che personalmente conosco molto bene.>> 
<<Quale nome?>> 
<<Il dottor Adalberto Brembi, docente di psicologia all’università. Un pezzo grosso, al quale ho presentato la mia tesi di laurea.>> 
<<Continui…>> 
<<Ebbene, i genitori di Miriana hanno confermato che la figlia si vedeva con il professore due volte la settimana e che aveva una relazione con lui da quasi un anno.>> 
<<E chi glielo dice a D’Abbondio?>> Il maresciallo era preoccupato. 
<<Per adesso sarebbe meglio non dire nulla, del resto le indagini sono da poco state aperte, quindi non ci sono ancora prove valide ed elementi probanti, però potrei…>> Il brigadiere con occhi furbetti guarda il maresciallo. 
<<Potrei fare un salto all’università e scoprire cosa fa questo Brembi.>> 
<<Non mi pare una cattiva idea.>> 

GIORNO 4 

Il brigadiere Spazzio è in fila per il ricevimento del professore Brembi.  
<<Ti dico che è uscito con Giorgia l’altra sera!>> fa una ragazza all’amica.  
<<Si vede che punta alla lode quella!>>. È tutto un alludere, un ridacchiare, un dare giudizi sulle avventure sentimentali del professore. Le voci cessano quando finalmente il brigadiere Spazzio stringe la mano al profesor Brembi che è sbucato da dietro alle sue spalle senza preavviso.  
<<Sono qui per indagare sulla morte di una sua studentessa: Miriana Palmieri.>> Non è certo un bell’uomo: denti sporgenti, faccia da topo, occhiali tondi. Sembra uscito da un cartone animato. 
<<Sono profondamente addolorato.>>  
Appare veramente dispiaciuto e, nonostante la poca voglia di parlarne, si ritrova costretto a rispondere alle domande del brigadiere Spazzio. 
<<Si, è vero?>> Ammette il professore. <<Sono uscito con Miriana molte volte, l’ultima tre sere fa. Ma la nostra era soltanto un’amicizia, niente di più.>> 
<<Il fidanzato afferma il contrario. Anche i genitori ed i vicini di casa.>> 
Il professore Brembi abbozza un sorriso, sembra divertito, ironizza sul fatto che un vecchio professore, vicino alla settantina come lui possa surclassare un giovane velista. 
<<In cambio di una tesi facile? E forse di un futturo dottorato?>> Incalza il brigadiere Spazzio. 
Brembi incassa il colpo, scuote la testa e ci tiene a precisare: <<Non è proprio nel mio stile.>>  
Dopo quasi venti minuti d’interrogatorio il professor Brembi mette alla porta il brigadiere. <<Non vorrei.>> Afferma il professore? <<Che i miei studenti si parcheggiassero al bar qui di fuori… con i ragazzi non bisogna essere troppo indulgenti brigadiere. Lei non può capire brigadiere, non può comprendere quanto sia difficile insegnare oggi a questi banditelli da strapazzo.>> 
Mentre il brigadiere lascia l’edificio lo guarda con attenzione: sembra davvero un grande parcheggio. Qui i ragazzi hanno sguardi spenti, risate nervose, vestiti costosi. Il brigadiere, per sbaglio urta contro una ragazza. Quella, con un solo gesto, la manda al diavolo. È in ritardo per l’appello. Spazzio sospira sollevato: per fortuna lei è fuori dal parcheggio. 

GIORNO 5 

<<L’arma del delitto è una katana.>> afferma il brigadiere Spazzio al capitano Parenti. 
<<E con ciò?>> 
<<L’assassino è un esperto di arti marziali oppure è un pazzo esaltato che ama i manga ed i film horror.>> 
Proprio in quell’istante al brigadiere Spazzio torna in mente che, appesi alle pareti della stanza universitaria del professore Brembi c’erano molti poster di fumetti giapponesi. Lo psicologo dell’Arma il dotto Scannagatta presenta il profiler, da cui risulta che l’assassino soffre di una patologia. 
<<Il giustiziere mascherato.>> Annuncia con gaiezza e sobrietà. <<È un individuo apparentemente normale al quale, ad un certo punto, scatta una molla di pazzia.>> Afferma Scannagatta. <<A causa della quale si sente investito di un potere conferitogli dall’alto, che lo spinge a ripulire la società da quella che lui ritiene spazzatura, ovvero gente inetta, parassiti.>> 
Nel frattempo il reparto operativo viene di nuovo messo in allerta: è stato ritrovato il cadavere di una donna sotto il cavalcavia della Ghisolfa. La squadra, con a capo il capitano Parenti, si precipita sul luogo del delitto. Il brigadiere ed il maresciallo sono giunti con i suoi per primi e stanno compiendo i rilievi di rito.  
Il maresciallo Daddio accoglie il capitano con un sorriso ironico: <<Il nostro assassino pare si diverta a farlo sui ponti! Anche stavolta devo ammettere che la location è magnifica.>> 
Dal parapetto del ponte una ragazza, giovane, penzola  con i piedi legati al parapetto. Anche lei senza testa.  
<<La testa non è stata ritrovata.>> Afferma il maresciallo ma abbiamo i documenti di identità. Nella borsetta c’era la patente. Si chiamava Emidia Lanfranconi nativa di Melzo. Studentessa.>>  
Il brigadiere osserva la vittima, come a cercare la minima traccia, un dettaglio che possa illuminarlo su quelli orrendi crimini. Intanto riceve la telefonata da un collega della territoriale il quale informa che la coinquilina della Lanfranconi è appena giunta in comando.  
<<Capitano, pare che la vittima sia stata vista l’ultima volta con il professore Brembi. Da due giorni nessuno aveva più sue notizie.>> Il capitano annuisce ed invita il brigadiere a recarsi immediatamente in facoltà. Trovare il professore è diventato ora assolutamente prioritario. 
Tempo dopo, presso la facoltà di Lettere, il brigadiere Spazzio bussa alla stanza del professor Brembi. Ci sono le sue due assistenti. La guardano con aria scocciata ed affermano che il professore non è lì: si è preso un giorno di riposo e loro non sono autorizzate a fornire alcun suo recapito. In cerca di un mandato con il quale procedere, il brigadiere è costretto a fare ritorno in caserma. Con sua grande sorpresa il professore Brembi è lì nell’ufficio del capitano.  
Sulle pareti della stanza del capitano ci sono crest dell’Arma. Li osserva da intenditore il professore. Sembra l’incontro tra due vecchi amici, compagni che in gioventù ne hanno passate di cotte e di crude ed ora si godono un momento di ritrovata intimità. Davanti ad un caffè il professore parla con sincerità. 
<<Ho ucciso io Miriana Palmieri ed Emidia Lanfranconi.>> Il capitano lo ascolta senza interrompere. Il professore poggia un involucro sulla scrivania. Lo apre: è una magnifica katana con antiche scritte incise sulla lama. “Giustizia: questo il tuo destino” legge ad alta voce il professore.  
<<Giustizia per che cosa professore?>> domanda il capitano.  
<<Per una società che ha il diritto di essere migliore. Per un mondo che dev’essere liberato dai vampiri.>>  
“Come nel film Black Sword, professore. Ma chi sono i moderni vampiri?.>> 
 <<I giovani, capitano. Giovani cresciuti con i sogni e le certezze dei vecchi. Giovani che hanno paura di essere se stessi. Che s’accontentano di vivere i sogni dei loro padri, delle loro madri, di quanti li hanno preceduti e si fanno scudo dietro tradizioni che non li appartengono. Io li chiamo vampiri: perché succhiano una linfa che non è loro per tenersi in vita.>> 
 <<E così lei li giustizia!.>>  
Il professore annuisce. Negli occhi il coraggio di avere scelto una strada, seppur pazzesca. Poi prosegue.  
<<Giovani che tutti i giorni affollano i miei corsi ed ascoltano inebetiti una storia che per loro non ha senso. È solo un esame da superare per arrivare alla laurea. Fingono d’appassionarsi, ma sono altrove. Ogni loro conquista è una perdita per la loro personalità. Ha presente l’università, capitano? Una gigantesca scatola cinese. Ci entri e ti perdi. Diventi uno di quegli animaletti fumosi d’ombra e fai parte del gioco senza averne più coscienza. Tutto un grandissimo bluff”.>> 
<<Come nel film Black Sword…>> Interviene il brigadiere Spazzio. 
<<Proprio cosi brigadiere; il giustiziere senza macchia e senza paura per un mondo migliore, più pulito, più vivibile.>> 
Il maresciallo e due colleghi scortano il professor Brembi fuori dalla caserma per condurlo dal giudice. Il capitano Parenti è soddisfatto ancora una volta dell’operato dei suoi uomini anche se non c’è stato alcun bisogno di tanto lavoro per la confessione spontanea di Brembi.  
Il professore Brembi in fondo al corridoio si gira per l’ultima volta e con sguardo fiero e soddisfatto di colui che è riuscito a portare a termine la sua missione sorride al capitano e sparisce nel buio della sera.  

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